È facile mettere a tacere un uomo.
Lo si è fatto tante volte. Basta un
colpo di pistola. O, meglio, una semplice calunnia. Lo si uccide. Lo si
infanga.
Il popolo, no. Il popolo sovrano, quando lotta per i diritti
suoi e dei suoi figli è stupendo.
Il popolo. La gente vera. Le mamme che
non possono più fare la spesa. I papà che stamattina non vanno a
lavorare.
E vengono divorati dalla depressione. I figli senza più
speranze. Il futuro che non c’è.
A questo popolo è stata rubata anche
l’aria che respira.
Gliel’hanno insozzata. Puzza. L’aria nei paesi a
cavallo di Napoli e Caserta puzza. Un fetore nauseabondo si sprigiona di
giorno e di notte. E ammorba la vita della gente.
A questo popolo è
stata rapinata anche la terra dei suoi avi. Una terra fertile e felice.
Al posto dei pescheti, ci hanno messo la monnezza. Non la monnezza della
nonna. Monnezza industriale . Monnezza tossica e nociva. Monnezza che
uccide.
Giugliano, Caivano, Acerra, Orta di Atella, Trentola, Casale…
E
potremmo continuare. Si misero insieme i cattivi.
La camorra fece
alleanza con imprenditori disonesti. Politici collusi e corrotti
annusarono l’affare e spianarono la via. Si arricchivano i cattivi.
Morivano i buoni.
Bugie! Quante bugie sono state dette. Oltre al danno,
la beffa.
“ Siete incivili. Alla stregua degli uomini primitivi. Non
sapete gestire i vostri rifiuti. Imparate dal ricco e civile Nord…” E
noi pronti a vergognarci. A batterci il petto. A rimproverare chi
gettava la carta a terra. Qualcuno aveva capito l’imbroglio. E lo
gridava al mondo.
“ Non è la monnezza della nonna a far traboccare le
discariche. Sono i rifiuti industriali.
Andate a controllare. Andate a
vedere che cosa ci hanno messo dentro. Ma una noce nel sacco non fa
rumore. La si mette a tacere facilmente. Quanti soldi hanno speso.
O,
meglio, quanti soldi si sono mangiati. Ma tutto rimaneva come prima.
Peggio di prima. Venne il giorno in cui il popolo disse “ basta”.
Non
conviene esasperare il popolo. Stolti: quando lo capite?
E cominciò a
gridare. A manifestare. Scese per le strade. Riempì le piazze. Si
possono sopportare tante cose.
La morte di un figlio, no. È un dolore
atroce. Una sofferenza immensa. Anche ai preti, davanti a quelle bare
bianche, si inceppa la parola. non sanno più che dire. Balbettano.
Bambini uccisi dalla leucemia. Giovanissimi genitori falciati dal
cancro. Uno, due, tre… dieci, cento, mille. Cancro, leucemia. Leucemia,
cancro.
Siamo impazziti tutti. Tutti.
Abbiamo tradito la nostra terra.
Abbiamo condannato a morte i nostri figli.
Vergogna!
Donaci, Signore, la
grazia di arrossire ancora. Il tempo è cambiato.
Scendono in piazza i
giovani. A Caivano, ad Aversa, ad Acerra.
Non più isolati gruppi di
volenterosi. È il popolo che grida “ basta”.
È il popolo che si
riappropria dei suoi diritti.
Popolo meraviglioso e buono. Popolo
sfortunato e malgovernato.
Popolo bistrattato e derubato. Umiliato e
maltrattato.
Popolo sulle cui spalle l’aratro ha fatto il solco.
Il
riscatto verrà dal popolo. Ne sono certo. Continuiamo a lottare.
Rinunciando alla violenza. Con la forza della volontà e della ragione.
Dell’indignazione e della speranza.

