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martedì 26 novembre 2013

#IMU agricola: servirà per pagare (alle banche) crediti di 60 anni fa



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Pensavate anche voi che l'IMU servisse per tamponare il debito pubblico e il deficit? Beata ingenuità. Serve, neanche a dirlo, per passare un altro po' di quattrini alle banche.
Parliamo, in questo caso, dell'IMU sugli immobili agricoli. Una tassa doppiamente odiosa perché colpisce un settore già gravemente in crisi, e soprattutto perché colpisce piccoli imprenditori che si occupano del settore primario, quello che "dà da mangiare" al Paese.

Gli agricoltori sono letteralmente schiacciati dal peso del fisco; l'IMU su capannoni, fienili e stalle mette in ginocchio le loro aziende. Ma il Governo, imperterrito, non solo pretende l'odiosa gabella ma trova il modo di girarla alle solite banche.
Sapete cosa sta succedendo? Ebbene, la maggioranza ha in animo di riesumare un carrozzone sessantennale, la Federconsorzi, commissariato nei lontani anni '90 perché affondato nei debiti. Riesumando Federconsorzi, i suoi debiti che risalgono addirittura al dopoguerra, devono venir pagati: 400 milioni di euroche finiranno direttamente nei forzieri (o meglio: nei software) delle banche.
Chiaro? Si, sappiamo che sembra impossibile: si costringono gli agricoltori a sacrifici di sangue, e poi si inventa un modo complicato e francamente assurdo per girare l'intero tesoretto alle banche. Altro che deficit.
Il MoVimento 5 Stelle, a questo punto, ha chiesto con un emendamento diabolire del tutto l'IMU agricola. Se dobbiamo massacrare i nostri agricoltori solo per ingrassare le banche, possiamo volentieri farne a meno. E' il caso che il Governo ci pensi davvero, prima di veder comparire i forconi.

martedì 22 ottobre 2013

Il Deputato D’Incà aderisce al fondo popolare a sostegno dei lavoratori dell’ACC @FedericoDinca

Il Deputato D’Incà aderisce al fondo popolare a sostegno dei lavoratori dell’ACC

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Un fondo popolare per dare un minimo di respiro all’Acc di Mel in attesa del sostegno delle banche; fondo a cui anche il Deputato bellunese del MoVimento 5 Stelle, Federico D’Incà, ha aderito.
E’ con questa iniziativa che la società civile bellunese, rappresentata dai sindaci, dalle amministrazioni comunali, dai parlamentari, dai consiglieri regionali, dai sindacati e dalle categorie, lanciano in queste ore difficili e cruciali per il futuro di uno degli stabilimenti simbolo della provincia di Belluno, territorio che rischia una desertificazione industriale senza precedenti.
L’idea è quella di raccogliere attraverso una mobilitazione corale di tutti i protagonisti del territorio una somma, pari almeno a un mese di retribuzione, per ognuno dei 650 dipendenti Acc. Somma che dovrà essere destinata al pagamento delle retribuzioni e agli investimenti produttivi nello stabilimento di Mel.
Si tratta di una iniziativa orgogliosa che, a fronte della timidezza dimostrata dal sistema bancario, vuole invece dimostrare come la società bellunese intenda investire sulla sua identità industriale, “tassandosi” perchè sia alimentata la produzione dello stabilimento, minacciata dalla carenza di liquidità, nonostante la serietà del piano industriale e le imponenti commesse in arrivo da grandi colossi internazionali del bianco. Il territorio bellunese è chiamato a raccolta in quella che è un’assunzione diretta di responsabilità nei confronti di un pezzo importante del suo patrimonio industriale, economico e sociale.
Nelle prossime ore saranno comunicate modalità e dettagli dell’operazione.