Solo
in un'Italia reduce da un ventennio di decadenza può divenire un
esempio da seguire una figura sulla quale pendono accuse gravissime che
vanno dalle false fatturazioni alla turbativa d'asta e corruzione, una
persona che ha un nome, Ferdinando Lazzaro, che emerge nell'ambito
dell'inchiesta "Minotauro" sulla 'ndrangheta in Piemonte.
Lazzaro, titolare di Italcoge, impresa coinvolta nei lavori della grande
opera inutile e dannosa per eccellenza, la Nuova Linea Torino-Lione,
avrebbe infatti assunto presso la sua azienda Bruno Iaria, il capo del
"locale" di Cuorgnè, fresco di detenzione carceraria.
E' dunque
presente la mafia nei cantieri delle grandi opere? La risposta pare
ovvia se prevale il buonsenso, elemento spesso carente all'interno delle
istituzioni che, anziché lottare contro la criminalità organizzata, la
agevolano: ci ritroviamo infatti a dovere ratificare l'accordo
Italia-Francia del 31 gennaio 2012 che prevede l'applicazione
dell'ordinamento giuridico Francese, escludendo la normativa Italiana e
dunque tutte quelle capillari misure relative al contrasto alle
organizzazioni di stampo mafioso.
Voglio chiudere spendendo
alcune parole critiche sull'atteggiamento del Capo dello Stato:
convocare Mario Virano, Presidente dell'osservatorio tecnico per la
Nuova Linea Torino-Lione, è un pessimo segnale che dimostra solamente
l'estrema distanza tra popolo ed istituzioni.
La vera voce
della Valsusa non la si trova tra i proponenti l'opera e nel Governo, la
si ascolta in piazza direttamente da quei cittadini che, usando le
parole dell'immenso Erri De Luca, rappresentano "il punto più alto della
coscienza civile del Paese".