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mercoledì 9 ottobre 2013

ELETTORI DEL #PD , SCONGELATELI (i vostri nominati ndr) DI BATTISTA #M5S

Alessandro DI BATTISTA


Il Partito Unico ha inserito nel decreto sul femminicidio (già questo è vergognoso) una norma salva-province.
I deputati del PD, con argomentazioni stravaganti, ci hanno comunicato che loro sono assolutamente contrari alle province, d’altro canto hanno preso voti anche promettendo la loro abolizione per dare ossigeno alle casse dello Stato (gli “onorevoli” esponenti del partito del Condannato hanno almeno avuto la dignità di restare in silenzio).
Bene, in aula (vedete video) gli abbiamo chiesto, utilizzando espressioni istituzionalmente decorose, di uscire con chiarezza allo scoperto!
Di dichiarare, in modo trasparente e comprensibile a tutti, che il PD è per l’abolizione delle province (costano a noi cittadini decine di miliardi di euro, soldi che dobbiamo ORA investire nelle piccole e medie imprese e nel reddito di cittadinanza) e che NON si presenteranno mai ad elezioni provinciali.
Il M5S pensa che la COERENZA sia un valore.
Noi non dobbiamo piazzare su una poltrona un “compagno” (ieri dal pugno chiuso oggi di merende), non dobbiamo far accomodare qualche “leone da sezione”, non abbiamo mai accettato “proposte che non si possono rifiutare”, per questo non ci siamo mai presentati ad elezioni provinciali e mai lo faremo.
Si chiama coerenza, se pensiamo che siano inutili e che vadano abolite NON ci presentiamo. Non vi sembra logico?
Il M5S fa politica senza soldi, con il volontariato, grazie al sudore di migliaia (ogni giorno sono di più) di attivisti che si spendono sul territorio italiano dando un esempio di eroismo e amore civico.
Alla nostra richiesta il delegato d’aula PD Rosato ha risposto con un imbarazzante silenzio.
Anche l’arma del sempreverde supercazzolismo appare quanto mai spuntata.
Questo grazie a noi e alla rete.
Meditate elettori PD, fate ai vostri dipendenti in Parlamento una domanda semplice semplice: “Ci presentiamo alle prossime, eventuali, elezioni provinciali sì o no ?”
Poi scriveteci la risposta, magari, almeno con voi ci parlano.
Scongelateli!

sabato 31 agosto 2013

E chi rappresenta il Paese che fa? Giulia DI VITA M5S


E dunque nel decreto (si "quello sul #femminicidio") al capo II NORME IN MATERIA DI SICUREZZA PER LO SVILUPPO, DI TUTELA DELL'ORDINE E DELLA SICUREZZA PUBBLICA E PER LA PREVENZIONE E IL CONTRASTO DI FENOMENI DI PARTICOLARE ALLARME SOCIALE nessuna misura speciale prevista per l'allarme minacce e intimidazioni ai magistrati coinvolti in delicati processi di mafia, uno a caso quello sulla trattativa tra lo Stato e la mafia. Così #perdire.

In aula solo il #m5s ha puntualmente sottolineato il rischio che alcuni servitori dello Stato, e di conseguenza la popolazione tutta, stanno correndo denunciando non solo l'immobilismo della politica a riguardo ma perfino il totale silenzio, per non dire ulteriore palla al piede. Giornate intere passate a minare legittimità e autonomia della Giustizia per gli interessi di un solo cittadino, delinquente, e dei suoi compari di sempre. Mentre ci sono altri 60 milioni di italiani che dall'esito del processo sulla trattativa Stato mafia usciranno comunque segnati, così come le pagine di storia del nostro Paese.

E chi rappresenta il Paese che fa?
Cambia nome all'Imu. Bene che vada. 
Modifica le regole per modificare la Costituzione senza rispettarle, se proprio vuole mostrare il meglio di sé.

E mi vengono a dire che non c'è niente che si possa fare per proteggere chi rischia la vita ogni giorno.

mercoledì 21 agosto 2013

20/08/2013 Mara MUCCI, M5S: DL FEMMINICIDIO, Un decreto che nasce monco

Oggi alla Camera si e' svolta una seduta che altro non e' stato che un annuncio di un decreto (dl femminicidio), e che non ha come conseguenza il naturale inizio dei lavori in commissione e in aula. Siamo in piena pausa estiva dei lavori. 

Chiediamo che si anticipi la prima capigruppo per non perdere ulteriori giorni a Settembre, per migliorare un decreto che nasce monco. 

Che non finanzia i centri antiviolenza, vero rifugio delle donne vittime di violenza, che non potenzia i servizi di base e le reti di sostegno, che non si occupa della formazione degli operatori e che non parte dalla formazione nelle scuole. Perché se non tutti hanno gli strumenti per capire un fenomeno che colpisce le donne in quanto donne, e se i giovani hanno davanti a sé cattivi esempi o faticano a gestire i rapporti sentimentali, e' compito dello Stato attraverso l'istruzione infondere maggiore consapevolezza.
Le misure di repressione non sono la risposta giusta per un fenomeno così diffuso e radicato nella nostra società