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venerdì 20 dicembre 2013

ROMA NON SI VENDE!!! @FedericaDaga

giovedì 19 dicembre 2013

ROMA NON SI VENDE!!!

1milione e 200mila romani hanno affermato votando SI al Referendum del 2011: FUORI I PROFITTI DALL'ACQUA, FUORI L'ACQUA DAL MERCATO.

Oggi invece, 19 dicembre 2013 passa al Senato, il cosiddetto Decreto Salva - Roma e con esso anche l'emendamento 1.30 a prima firma Lanzillotta riformulato dal Governo.

Ogni comma di quell'emendamento è un colpo mortale ad ognuna delle aziende partecipate del Comune di Roma ed è un deliberato colpo a tutti i lavoratori di quelle aziende.

Il Referendum del 2011 era contro la privatizzazione di TUTTI i servizi pubblici locali, quindi: Acqua, Rifiuti, Trasporti in primis.Non mi basta quindi sapere che Acea resterà per il 51% del Comune di Roma, questa è già la situazione attuale!

Ciò che il movimento per l'Acqua Pubblica di Roma chiede è di ripubblicizzare il servizio idrico integrato così come sancito dai referendum.
E' da delinquenti insistere a dichiarare che Acea è rimasta pubblica, la Spa è un'azienda di diritto privato e il suo scopo sociale è quello di realizzare utili da distribuire agli azionisti. Se fossimo di fronte ad un'azienda speciale (di diritto pubblico), e magari anche controllata/partecipata dai lavoratori e dai cittadini romani, tutti gli introiti resterebbero in mano al Comune che potrebbe aumentare gli investimenti nei servizi che eroga.

La Lanzillotta, grandissima privatizzatrice che fa il duo con Bassanini (Presidente della Cassa Depositi e Prestiti), vende ai tempi di Rutelli Sindaco di Roma la Centrale del Latte di Roma e da quel momento dà il via alle privatizzazioni nella Capitale.

Oltre alla questione referendum, qui c'è un deliberato tentativo di vendere tutta Roma, anche il patrimonio pubblico, con il conseguente messaggio che se si può fare nella Capitale allora lo si può fare ovunque nel Paese. 

Il Parlamento non può decidere come debba essere gestita una Città e le vite di quei cittadini! 
E qui scatta il ricatto: il decreto Salva-Roma serve a coprire il buco di bilancio a condizione che si vendano tutte le partecipate del Comune.

E' sicuramente necessario capire da cosa è stato causato l'aumento del debito spropositato negli ultimi anni, bisogna essere trasparenti nella gestione della cosa pubblica.
E qui lancio l'idea, nata già da comitati cittadini di tutta Italia, di istituire delle auditorie sul debito del proprio Comune e attivare strumenti di partecipazione della cittadinanza.
Non mi accontento più di quanto previsto dalla Costituzione e dal Testo Unico degli Enti Locali sulla partecipazione cittadina, per intenderci le raccolte firme.
C'è bisogno di maggiore controllo da parte della cittadinanza che subisce le decisioni politiche giuste o sbagliate che siano!

Roma non si vende! 
E la Lanzillotta ha sbagliato di grosso se pensa che i cittadini di Roma staranno buoni dopo questo SUO ennesimo tentativo di privatizzare la città in barba ai referendum del 2011!

giovedì 19 dicembre 2013

I cittadini chiedono di bloccare l'emendamento Lanzillotta @FedericaDaga

giovedì 19 dicembre 2013


Immagine in linea 1

COMUNICATO STAMPA
Roma non si vende - Bloccare l'emendamento Lanzillotta
In Senato va in scena la vendita dei servizi pubblici e l’azzeramento degli investimenti

Oggi al Senato sono passati due emendamenti al decreto Salva Roma ispirati dalla Sen. Lanzillotta: di fatto si mettono sul mercato i servizi pubblici di Roma, il suo patrimonio immobiliare e si strangola l'amministrazione impedendo l'aumento delle addizionali IRPEF.

Nonostante la marcia indietro sulla vendita di ulteriori quote di Acea infatti si prevede: la messa sul mercato di Atac e Ama; la possibilità di liquidare le società partecipate e di applicare loro i vincoli del patto di stabilità; la vendita del patrimonio immobiliare capitolino. In altre parole si stanno consegnando i beni comuni di Roma alle lobbies della speculazione immobiliare e finanziaria. Si procede ad un sostanziale commissariamento del Comune di Roma, con l'intento esplicito di attuare la spoliazione dei diritti dei lavoratori e l'espropriazione di beni comuni, servizi pubblici e patrimonio pubblico dei cittadini.
Auspichiamo che i componenti della Giunta Capitolina non si allineino con quanto votato dai senatori compagni di partito ma che diano battaglia in tutte le sedi possibili per mantenere il proprio patrimonio pubblico senza svendere i diritti dei cittadini.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua ritiene che tutti i Parlamentari che conoscono il significato della parola “democrazia” siano tenuti a bloccare il provvedimento che andrà in discussione alla Camera tra domani e lunedì. Occorre quindi che tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei beni comuni si mobilitino fin da subito per impedire questo scempio. Il Forum Italiano dei Movimenti dell’Acqua sarà come sempre in prima fila.
Roma, 19 dicembre 2013

 
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Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

giovedì 21 novembre 2013

Basta distacchi - Acea torni pubblica: assemblea cittadina 22 novembre ore 18 @FedericaDaga

giovedì 21 novembre 2013

ASSEMBLEA CITTADINA 22 novembre ore 18 - Communia (San Lorenzo)

Basta distacchi - minimo vitale garantito - Acea torni pubblica

Dopo "Roma non si vende" e la splendida mobilitazione cittadina che, con la grande manifestazione del 5 maggio e la costante pressione sull'amministrazione Alemanno del luglio 2012 ha respinto il tentativo di calpestare l'esito referendario attraverso la definitiva privatizzazione di Acea, la battaglia per garantire il diritto all'acqua continua.
Nel frattempo, inadempiente rispetto alla cancellazione del profitto (circa il 18% dell'importo) dalle bollette dell'acqua dei cittadini romani, Acea ha iniziato una "campagna di distacchi" nei confronti sia dei cittadini che applicano l'Obbedienza civile (il pagamento del corretto importo senza la quota di profitto cancellata) che di coloro i quali a causa della crisi si trovano in una condizione di morosità incolpevole.
Di fronte a questo attacco frontale al diritto all'acqua e alla decisione che i romani hanno preso con i referendum del 2011, e nonostante il nuovo consiglio comunale si sia espresso unanime nelle settimane scorse per ben due volte contro i distacchi e per avviare un tavolo di confronto per la ripubblicizzazione di Acea, l'amministrazione Marino ha finora replicato con il vuoto del silenzio alle nostre numerose richieste di prendere parola per tutelare diritti e decisioni dei cittadini romani, mentre Acea continua a gestire l'acqua di Roma nella più totale mancanza di trasparenza.
Per tutto questo il Coordinamento Romano Acqua Pubblica, invita cittadini, realtà e associazioni ad un momento di confronto e riflessione collettiva per avviare una campagna cittadina che riaffermi una volta per tutte il diritto all'acqua attraverso la costruzione di una gestione partecipata del servizio idrico.
Roma, 15 Novembre 2013
Coordinamento Romano Acqua Pubblica



venerdì 8 novembre 2013

Acqua Pubblica dopo 2 anni dai Referendum​...nel Lazio, in Italia e dal mondo @FedericaDaga


venerdì 8 novembre 2013

Segnalo i prossimi appuntamenti nel Lazio del Coordinamento Acqua Pubblica.
12/11 ore 16 alla Regione Lazio
Cosa è successo dopo il 12 e 13 giugno 2011

Vi segnalo questi documenti (tra i più significativi) sui convegni
"Ripubblicizzare si può, Ripubblicizzare si deve" che si stanno svolgendo in tutt'Italia.
La rimunicipalizzazione dei servizi idrici in Europa e nel mondo


Emanuele Lobina sulla situazione internazionale (Università di Greenwich)

Le esperienze e i contributi internazionali al convegno di Torino del 21 settembre.

mercoledì 2 ottobre 2013

Ennesimo passo falso dell'Authority: la nuova tariffa idrica è un fallimento

mercoledì 2 ottobre 2013

Ennesimo passo falso dell'Authority: la nuova tariffa idrica è un fallimento

Immagine in linea 1

COMUNICATO STAMPA
Ennesimo passo falso dell'Authority: la nuova tariffa idrica è un fallimento

Habemus Tariffam...
Dopo due anni di complicati calcoli, tecnici al lavoro, infiniti conteggi e ricalcoli, e con due mesi di ritardo dalla scadenza del 31 di luglio, finalmente l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ratifica in data 19 settembre il recepimento della nuova tariffa idrica da parte di due AATO, quello di Marche Sud Ascoli Piceno e quello della Valle del Chiampo. Considerato che sul Metodo Tariffario Transitorio pendono 35 ricorsi tra cui quello promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e da diversi gestori che paradossalmente si sentono penalizzati, possiamo iniziare a sospettare che la nuova tariffa idrica sia stata una totale débacle.

Come già rilevato in occasione dell'uscita della relazione annuale dell'attività dell'Autorità dell'Energia Elettrica ed il gas è evidente il fallimento del suo operato per quanto riguarda il recepimento della nuova tariffa. Questi i dati impietosi: se si ragiona su base regionale sono ben 9 su 20 le regioni da cui non è pervenuta all'AEEG nessuna approvazione, ovvero il 45%; mentre se 
si fa riferimento al numero delle AATO esistenti prima della soppressione avvenuta il 31 dicembre 2012, solo 21 su 91 hanno approvato la nuova tariffa (ossia il 23%). L'Authority stessa è stata costretta ad ammettere la totale déblacle dichiarando con prolissi giri di parole "una forte necessità di approfondimenti e valutazioni, per identificare le determinanti della complessità dell’iter deliberativo del settore, individuando le possibili misure di semplificazione, di promozione della chiarezza delle valutazioni equitative, della trasparenza e della coerenza tra le opzioni decisionali e gli obiettivi di efficienza e qualità."
Inoltre l'Authority non si preoccupa neanche di rispondere ai cittadini che chiedono chiarezza in materia di tariffa idrica. Sono passati oltre 100 giorni, ovvero ben 40 in più di quanti previsti dalle procedure della stessa AEEG, dal deposito di un esposto da parte del Comitato Acqua Pubblica di Arezzo. Attendiamo fiduciosi una celere risposta perché si tratta di un dovere a cui l'Authority non può sottrarsi.

Per quanto ci riguarda il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua continuerà ad osteggiare la tariffa truffa redatta da coloro che, il 12 e il 13 giugno del 2011, erano evidentemente distratti e non si sono accorti di un referendum votato da 27 milioni di persone e che ha eliminato il profitto dalla gestione del servizio idrico.

Roma, 2 ottobre 2013