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lunedì 2 settembre 2013

Il palese imbroglio dell’Imu-D'INCA M5S

Il palese imbroglio dell’Imu

imu-tasse
Sull’Imu governo e maggioranza sembrano illusionisti senza più conigli nel cilindro. O giocatori delle tre carte cui hanno sottratto il tavolino da marciapiede. L’imbroglio è svelato, il trucco smascherato, la pantomima finita. Ed è terminata con il maldestro dietrofront sul ripristino al 50% dell’imponibilità a fini Irpef per le seconde e terze case sfitte “a disposizione” (attesi 1,6 miliardi nel 2014), misura che doveva anche servire a coprire il contentino alle imprese della parziale deducibilità dai redditi 2014 dell’Imu sui capannoni strumentali.
La maggioranza e il governo sono tornati precipitosamente indietro rispetto alle prime bozze del decreto. Hanno sentito sul collo il fiato dell’indignazione dei rispettivi elettorati (soprattutto il Pdl) e hanno corretto il testo prima di farlo firmare al solerte presidente Napolitano. Ora tutti si inalberano e si atteggiano a censori. A cominciare da Renato Brunetta che inarca il sopracciglio e parla di “svista diabolica”. Eppure la reintroduzione dell’Irpef sulla villetta al mare o sul bilocale sfitto in periferia era una soluzione alla quale si lavorava da giorni e giorni (e forse tornerà presto in pista).Tutti ne erano a conoscenza. Tanto che si puntava persino a introdurla retroattivamente per l’anno fiscale in corso, violando il già massacrato ‘Statuto dei diritti del contribuente’. Possibile che nessuno se ne sia accorto finché non si è scatenata la reazione delle opinioni pubbliche e della stampa di fronte alla prima versione del testo? Distratta incompetenza o sfacciata malafede?
Il vicepremier Angelino Alfano aveva esultato, parlando di decreto “tax free”. Ma con il ritorno dell’Irpef la bugia sarebbe stata troppo evidente. Meglio cancellarlo e dare un nuovo schiaffo alle imprese, che continueranno a pagare un’Imu altissima sui capannoni in cui si produce e, per adesso, possono scordarsi la pur modesta consolazione di una deducibilità dell’imposta sui redditi dell’anno prossimo.
Morale? E’ pura finzione l’abolizione nel 2013 del tributo sulla prima casa, tributo che comunque ritornerà nel 2014 sotto le sembianze di service tax (e quindi scaricato anche sugli inquilini).
Napolitano ha firmato un decreto le cui coperture non convincono nemmeno chi le ha messe a punto: ossia il governo. Tanto che il provvedimento contiene una clausola di salvaguardia (Tremonti docet) da 1,5 miliardi con la quale, se non dovessero tornare i conti, l’esecutivo si prepara ad aumentare le accise (anche sulla benzina?) e a mazzolare ancora le imprese sugli acconti Ires e Irpef dopo averlo già fatto per coprire il mancato aumento dell’Iva nel trimestre luglio-settembre. Il messaggio agli imprenditori è chiaro: “Pagherete 100 di tasse nel 2014? Bene, intanto dateci 101 a fine 2013. Anzi no, magari qualcosa in più. Poi vi restituiamo, con calma”.
Tirando le somme, le coperture per la mancata rata Imu di giugno sono incerte (extragettito Iva sul saldo dei debiti della Pa) o moralmente scandalose, come il condono da 600 milioni (poco più di un piatto di lenticchie) che forse chiuderà il vecchio contenzioso con i signori del gioco d’azzardo online cui la Guardia di finanza aveva contestato un danno all’erario per 98 miliardi di euro.
Invece le coperture per l’abolizione della rata di dicembre, peraltro ancora non decisa, sono praticamente inesistenti. E vedremo adesso governo e maggioranza cos’altro si inventeranno da qui a metà ottobre.
Napolitano ha firmato un decreto che fa contento Alfano, il quale può bearsi di aver cancellato la parola “Imu” dal vocabolario: come se bastasse chiamare “spigola” uno squalo per trasformarlo in pesce da barbecue. Ma fa contento anche il Pd, malgrado qualche finto strepito, perché il partito del premier Letta sa che, a tempo debito, i soldi dell’Imu saranno riacciuffati, ben mascherati, attraverso la nuova service tax.
Chi ci resterà fregato? Forse, come al solito, i contribuenti? Aleggiano vaghi sospetti in tal senso.