Esaminare fatti e circostanze che si prolungano per decenni non è una cosa semplice. Soprattutto quando la sequenza degli atti che vengono emessi lungo questo percorso, non è seguita da azioni attuative che siano risolutive nei confronti delle parti in causa.
La risoluzione che i membri del M5S appartenenti alla XII Commissione Permanente della Camera dei Deputati (Affari Sociali), a prima firma Marialucia Lorefice, chiedono al Governo è un impegno affinché si dia attuazione alla legge n. 210 del 25/02/1992 che prevede la corresponsione da parte dello Stato di un indennizzo a favore di soggetti danneggiati irreversibilmente nella loro integrità psico-fisica a causa di vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni.
I 21 anni che sono trascorsi potrebbero lasciar credere che nulla sia successo dalla promulgazione della L. 210/1992.
Invece, non è cosi!
Migliaia di persone sono state costrette a ricorrere ai tribunali per veder riconosciuto almeno il diritto al risarcimento sancito dalla suddetta Legge.
Proprio a seguito di tali azioni, anche grazie a sentenze che confermano la responsabilità del Ministero della Salute, il Dicastero in questione, ad un certo punto, decide di risolvere in via stragiudiziale il contenzioso. Infatti, nel corso degli anni emana una serie di Decreti che avrebbero dovuto disciplinare la procedure transattive nei confronti dei soggetti danneggiati.
Seimilacinquecento persone contagiate, quindi, decidono di sospendere i procedimenti giudiziari, scegliendo la strada della trattativa con il Ministero della Salute. Ciò avrebbe anche consentito un risparmio per le casse dello Stato ma, soprattutto, avrebbe ridato dignità a cittadini vittime di un evento doloso, epidemico, reiterato.
Nel 2009, con il D.M. 132/09, vengono fissati i criteri per la stipula delle transazioni con soggetti danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni, ancora pendenti, anteriormente al 1 gennaio 2008.
Purtroppo, però, sulla G.U. n. 162 del 13 luglio 2012 è stato pubblicato il D.M. 4 Maggio 2012 che ha di fatto escluso, dalla transazione, tutti coloro che hanno promosso causa di risarcimento danni nei confronti del Ministero:
oltre i 5 anni da riconoscimento del danno biologico (ovvero dalla data di presentazione in sede amministrativa dell’istanza di indennizzo ai sensi della L. n. 210/1992 in rispetto alla quale risulti documentata la piena conoscenza della patologia da parte del danneggiato);
oltre i 10 anni dal decesso del soggetto danneggiato;
i soggetti per i quali risulti un evento trasfusionale anteriore al 24 luglio 1978
E’ importante sottolineare che la giurisprudenza in merito ha, in più occasioni, chiarito che la responsabilità da contagio post-trasfusionale in capo al Ministero della Salute sussiste almeno dai primi anni ’70.
Il Ministero, quindi, nega il legittimo diritto al risarcimento a tutti quei cittadini che non rientrano nei requisiti enunciati.
Arriviamo ai nostri giorni quando il TAR del Lazio, con sentenza n. 7078 del 16 luglio 2013, ha censurato parzialmente la condotta del Ministero della Salute e dichiarato illegittimo il limite temporale posto con riferimento agli eventi antecedenti il 1978.
Tale criterio, spiegano i giudici, si pone in violazione del D.M. del 2009 nonché della stessa normativa.
Anche l’Europa interviene condannando l’Italia per la violazione degli artt. 6 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Infatti il 3 settembre u.s. la Corte EDU si pronuncia, su ricorso presentato da 162 persone che hanno contratto una patologia a causa di trasfusioni di sangue o somministrazioni di emoderivati infette, in merito al D.L. 78/2010 con cui il Governo Italiano ha bloccato l’adeguamento al tasso d’inflazione dell’assegno integrativo (previsto dalla L. 210/1992).
La Corte EDU, tra l’altro, ricorda che l’interesse generale al risparmio della spesa pubblica deve essere bilanciato anche con i diritti individuali riconosciuti dalla Convenzione.
Questo Governo continua a non prendere una posizione. La nostra interrogazione in Commissione, Atto Camera n. 5/00733, ottiene una sostanziale non risposta dal Sottosegretario Paolo Fadda: “vista la delicatezza e complessità della materia, il Governo ha necessità di un ulteriore e proficuo tempo per una valutazione più puntuale della problematica, che come è noto, è risalente nel tempo, e per un confronto con le associazioni dei danneggiati”.
In conclusione il dubbio che, soddisfacendo le giuste aspettative dei malati, lo Stato sarebbe obbligato a ricercare una verità che rischierebbe di attribuire responsabilità politiche ben precise e lo obbligherebbe ad una presa di posizione nei confronti delle aziende con cui, ancora oggi, intrattiene rapporti.
Molti malati, quindi, sono stati costretti a tornare nei tribunali ottenendo risarcimenti dallo Stato con cifre ben superiori di qualsiasi decreto transattivo.
La nostra speranza resta affinché il Governo ascolti questa richiesta che non proviene dal M5S, ma dalle vittime in attesa di giustizia e rispetto della loro dignità ormai da troppo tempo. Continueremo la battaglia per difendere la loro dignità.
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Atti proposti in Commissione:
Approfondimenti Corte EDU, ai seguenti link:
