Parlamento sotto ricatto: abolizione IMU subordinata al condono ai concessionari del gioco.
E’ arrivato al Senato il decreto del Governo relativo all’abolizione
dell’IMU, che scade il 30 ottobre, dopo essere stato fermo alla Camera
per 1 mese e mezzo.
In questo breve lasso di tempo il Senato non può
fare altro che approvare il provvedimento così come è senza alcuna
modifica, altrimenti dovrebbe ritornare alla Camera e, visti i tempi
brevi, andrebbe in scadenza e quindi tornerebbe l’odiata tassa IMU.
Ma perché siamo sotto ricatto? Perché l’art. 14 del decreto in esame
prevede l’introduzione di una norma che estende ai concessionari del
gioco telematico il cosiddetto “condono erariale” deliberato nel 2006
(già quello una porcata).
Come si legge nella relazione tecnica del
governo (quindi dichiarato senza pudore), il giudizio più rilevante al
quale questa norma sarebbe applicabile è quello relativo ai
concessionari per la gestione della rete telematica del gioco lecito,
già condannati a 2 miliardi e 475 milioni di euro di risarcimento. Con
questa norma potrebbero cavarsela con appena 600 milioni di euro.
L’abolizione dell’IMU ha un costo di 2 miliardi e 442 milioni di euro,
più o meno quanto devono i concessionari del gioco, e invece di
attivarsi per ottenere un sollecito pagamento del dovuto, ci si piega
alle loro richieste, che sicuramente non si fermeranno qui.
Ma oltre
al danno la beffa, a fronte di 2,5 miliardi, ne incasseremo (forse)
solo 600 e anziché indicare una perdita di 1,8 miliardi, il governo fa
il gioco delle tre carte e introduce una maggiore entrata di 600
milioni.
