BENCINI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENCINI (M5S). Signor Presidente, volevo invitare i colleghi a rimanere in Aula, così da avere anche un po' di audience; in ogni caso, sarò breve.
La vicenda che sottopongo all'attenzione dell'Aula è complessa e risale al 2009 quando, a seguito di un'interrogazione sui premi incentivanti versati dal Comune di Firenze ai propri dipendenti, furono avviate delle indagini ministeriali sulle indennità accessorie elargite dall'amministrazione fiorentina a partire dal 2000 e che hanno visto poi l'intervento della Corte dei conti contestarne la modalità di erogazione per l'assenza di criteri selettivi e meritocratici.
A seguito della messa sotto osservazione della Corte dei conti e del Ministero dell'economia, il Comune di Firenze, invece di attivarsi per trovare soluzioni politiche alla situazione che andava rapidamente precipitando, ha ritenuto più opportuno tagliare gli stipendi e mettere in mora i propri dipendenti, ancor prima di un'effettiva sentenza della Corte dei conti.
Come denuncia l'Unione Sindacale di Base, mentre dirigenti comunali e rappresentanti sindacali sono stati rinviati a giudizio per le presunte responsabilità nella sottoscrizione degli accordi integrativi e nel presunto danno erariale, l'attuale sindaco - non so se ricordate il nome, Matteo Renzi, ormai è un mantra in questi giorni - sembra limitarsi ad attribuire ogni responsabilità alla precedente amministrazione.
Troppo impegnato ad autocompiacersi nei salotti televisivi, il non-sindaco di Firenze, in eterna campagna elettorale per la conquista dell'elettorato di centrodestra, si è distinto in questa vicenda per l'attitudine a scaricare i dirigenti da lui stesso incaricati e per le garbate parole riservate ai lavoratori.
Viene da pensare che Renzi abbia preso la palla al balzo per sfruttare la situazione a proprio favore e in un'ottica già nazionale, per accreditarsi nei confronti di coloro che pensano che tagliare, in qualsiasi modo, gli stipendi ai dipendenti pubblici, sia condizione necessaria per sanare la spesa pubblica e il Paese, strizzando quindi l'occhio al pregiudizio - purtroppo ampiamente diffuso - che tutti i dipendenti pubblici siano privilegiati, fannulloni, così da sfruttare il ritorno elettorale di una simile presa di posizione.
In Comune, invece, c'è gente diplomata e laureata, over cinquanta, che lavora per il Comune dalla fine degli anni Ottanta. È gente in gamba, che ha sempre lavorato, che prima prendeva 1.300 euro al mese e ora, dopo la cura Renzi, prende 1.200 euro. Mi domando: sono loro che danneggiano l'Italia e che ora devono pagare il conto?
I fannulloni che ci sono nel settore pubblico - come ci sono, del resto, parlamentari e sindaci assenteisti (e in fatto di assenteismo Renzi non è secondo a nessuno) - danneggiano chi lavora seriamente. La sensazione è che il non sindaco di Firenze, questa volta, si sia mosso col giusto livello di superficialità rispetto alla soluzione e al merito vero del problema, buttandola in marketing politico.
«Chiamarli Fantozzi sarebbe far loro un complimento», ha detto riferendosi ai lavoratori e alle lavoratrici del Comune e ha definito una «pagliacciata» una loro assemblea di fronte al Comune. Un modo di esprimersi e di rapportarsi con le parti sociali che, se perpetuato, rischia di incendiare gli animi e la protesta. Un cinismo elettorale pericoloso e inconcludente.
Anche perché il problema di Firenze potrebbe avere un effetto domino.
PRESIDENTE. Concluda, senatrice.
BENCINI (M5S). Due secondi e ho finito. Anche a Siena la Corte dei conti ha messo in mora assessori e sindacati per aver rilevato situazioni analoghe al caso di Firenze nell'erogazione delle indennità accessorie.
È forse giusto che il legislatore affronti la questione in modo da tutelare i lavoratori che vedono richiesti indietro emolumenti che hanno percepito in buona fede e in forza di accordi stipulati.
PRESIDENTE. Concluda veramente, senatrice: i minuti a disposizione per gli interventi a fine seduta sono tre.
BENCINI (M5S). Lei è gentilissimo, presidente Calderoli: mi mancano due parole.
È forse anche il caso che i sindaci tornino ad occuparsi a tempo pieno dei problemi dei loro cittadini e a pensare meno alle loro scalate al potere ed elettorali. (Applausi dal Gruppo M5S).
