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mercoledì 23 ottobre 2013

Più cemento per far cosa? @MirkoBusto

Più cemento per far cosa?

interno cementificio

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

 (Inferno XXXIV, 139)
Ieri in Aula il Governo e la maggioranza PDL PD-L che lo sostiene hanno bocciato la nostra Mozione con la quale chiedevamo una moratoria alla combustione dei rifiuti nei cementifici.

Il decreto Clini del marzo 2013 prevede infatti che alcune tipologie di rifiuti, in particolare urbani e speciali non pericolosi, perdano la qualifica di rifiuti per diventare veri e propri prodotti utilizzabili in co-combustione nei cementifici.
A supporto di questa scelta scellerata vengono citati dati, perlopiù correlati a studi finanziati dagli stessi cementieri, che mostrerebbero come la combustione nei cementifici porterebbe ad una diminuzione delle emissioni di questi impianti. L’operazione in realtà aiuterebbe l’industria del cemento e potrebbe anche risolvere parte del problema di dove/come smaltire i rifiuti indifferenziati.
Insomma 3 piccioni con una fava! Purtroppo è un’illusione e come spesso accade a pagarne il prezzo finale sono la salute dei cittadini e dell’Ambiente!
E’ bene essere molto chiari: la nostra posizione assolutamente contraria a questa soluzione non è il frutto di una proiezione ideologica, ma deriva direttamente dall’analisi di dati reperiti nella letteratura scientifica in materia. I nostri interventi in Aula hanno dimostrato, dati alla mano e analizzando anche gli stessi articoli scientifici citati dalla maggioranza come, in realtà, seguendo la prassi del decreto Clini, i problemi per l’ambiente e per la salute umana sarebbero di gran lunga superiori ai benefici.

Ma andiamo per ordine.

Per prima cosa la supposta riduzione delle emissioni di CO2.
Questo dato, citato nelle fonti della maggioranza, deriva non da una reale riduzione al camino, ma da un artificio di calcolo che trascura le emissioni dei materiali organici (carta, cartone, legno, etc.) considerandole neutrali per le emissioni di CO2. Il presupposto teorico di questa scelta è che nuove biomasse, nella loro crescita, assorbiranno il carbonio oggi emesso. Tuttavia al momento attuale questo artificio è oggetto di dibattito scientifico.
Le emissioni devono essere ridotte oggi, non domani, per evitare il raggiungimento e il superamento di concentrazioni di CO2 in atmosfera così elevate (il cosiddetto tipping point forse già recentemente raggiunto) da far partire un processo di riscaldamento globale irreversibile. Seguendo questo ragionamento, diventa prioritario non bruciare i rifiuti oggi, emettendo la CO2 in atmosfera, ma mantenerla nei materiali di cui sono costituiti i rifiuti tramite riuso e riciclo (mantenendo il “sequestro” della CO2).

Nella pratica, quindi, le emissioni di CO2 nette al camino non sono dunque affatto ridotte, ma anzi aumentate. Per due ragioni: la prima è che ci vuole più rifiuto (circa il 60% in più) per sostituire il combustibile fossile tradizionale che ha un potere calorifico maggiore. La seconda è che questa misura è sostanzialmente pensata per rilanciare l’industria cementiera. Una semplice equazione: più produzione = più emissioni.

Ma la CO2 non è l’unico problema dei CSS, anzi!
I problemi maggiori si registrano quando parliamo di metalli pesanti e di diossine. Nell’articolo citato dal Governo (Genon e Brizio, 2008) vengono evidenziati peggioramenti del quadro emissivo con particolare riferimento a metalli pesanti come mercurio, piombo, cadmio e micro inquinanti come diossine (di cui si preavvisa un potenziale raddoppio del totale emesso in Italia) e furani.

Ricordiamo che queste sostanze inquinanti sono non solo emesse in atmosfera ma anche imprigionate nel cemento andando quindi a contaminare i materiali da costruzione. Anche in questo caso articoli scientifici dimostrano che piccoli quantitativi di sostanze inquinanti sono rilasciati nelle abitazioni realizzate con questi materiali, pregiudicando la salute di chi vi vive e venendo comunque ri-emesse in grande quantità all’atto della loro demolizione.

Inoltre l’entità e la natura delle sostanze emesse dipende dalla composizione dei rifiuti bruciati, per loro natura piuttosto eterogenea, e ciò rende difficile determinarne le emissioni, in particolare riguardo alle emissioni di metalli pesanti. La norma UNI EN 15359 che determina le caratteristiche necessarie per perdere la qualifica di rifiuto e diventare il prodotto CSS, infatti, valuta solamente la composizione di Mercurio e Cloro del rifiuto, tralasciando quindi concentrazioni di altri metalli pesanti poi trasferiti in atmosfera e nel cemento.
C’è poi da dire che questo quadro emissivo, già di per se peggiorativo, non tiene conto di eventuali illeciti compiuti. Non sottovaluterei infatti il dato che secondo quanto disposto dal decreto Clini la cessazione della qualifica di rifiuto e conseguente immissione del materiale nel ciclo cementiero sarebbe autocertificata dallo stesso produttore. In un paese come il nostro dove l’assenza di controlli efficaci sulle emissioni è cosa ben nota – specie in alcune regioni italiane – è facile immaginare cosa potrà accadere.


E veniamo infine agli aspetti più sistemici del problema. Innanzitutto denotiamo una costante miopia nelle decisioni prese da questo governo: aprire 59 nuovi camini, dove vengono inceneriti (in co-combustione) i rifiuti, porta, come detto prima, ad un ulteriore peggioramento di una qualità dell’aria che già presenta evidenti criticità. Pensiamo alla pianura padana, che il recente rapporto sulla qualità dell’aria Europeo dimostra essere già oggi l’area peggiore per la presenza di particolato fine (PM10 e PM2.5) e ozono.
Questo potrà comportare un aumento delle patologie cardio-respiratorie e oncologiche con inevitabili ripercussioni sociali e aumento della spesa sanitaria. Più malattie e più tasse per i cittadini.


E per fare cosa? Per aiutare un settore in grave difficoltà, quello dei cementieri, che negli ultimi anni ha visto un consistente calo di produzione sicuramente causato della crisi economica ma certamente dovuto anche all’eccesso produttivo cronico degli anni passati (l’Italia ha avuto per molti anni il record di consumo pro-capite di cemento). Con i CSS i cementifici vedono trasformato un costo da sostenere per acquistare il combustibile in una fonte di guadagno, dato che vengono compensati per lo smaltimento dei rifiuti.

I CSS nei cementifici rappresentano inoltre una distorsione del mercato che andrebbe a privilegiare il recupero energetico (ossia il riutilizzo del rifiuti in termini energetici classificato come penultima opzione nella gerarchia europea dei rifiuti appena sopra lo smaltimento) portandoci ancora più lontano da un uso efficiente delle risorse, impendo il miglioramento delle politiche di riciclaggio e peggiorando in ultima analisi la salute dei cittadini e dell’Ambiente.

Più cemento per fare cosa? Per procedere nella cementificazione selvaggia del territorio italiano? Per nuove grandi opere inutili per perpetrare la devastazione del territorio?

Sembra proprio che l’Italia sia guidata da due nocchieri ciechi (PDL/PD-L) i quali non possono che condannare il paese al buio.
Ma noi del Movimento siamo qui, affinché accanto ai cittadini possiamo far risplendere la luce delle Stelle sul nostro futuro!

Cittadino Mirko Busto – Portavoce M5S e Ingegnere ambientale

giovedì 12 settembre 2013

Movimento Cinque Stelle: “Difenderemo i parchi dall’aggressione di PD e PDL”

Movimento Cinque Stelle: “Difenderemo i parchi dall’aggressione di PD e PDL”

La strana alleanza PD-PDL, con la complice astensione di SEL, ha sferrato in senato il primo, duro, attacco alla storica legge quadro sulle aree protette, fortemente voluta dal mondo ambientalista e che ha consentito di avviare, per la prima volta, una seria politica di tutela e conservazione della biodiversità nel nostro Paese. L’aula del Senato ha infatti approvato l’urgenza di una proposta di legge di riforma della legge sui parchi giudicata inadeguata e pericolosa da molte associazioni ambientaliste. Un eventuale intervento normativo in materia dovrebbe avvenire solo dopo un’attenta e ponderata riflessione e non è accettabile l’utilizzo di corsie preferenziali regolamentari con il solo obiettivo di strozzare il dibattito parlamentare.
Le proposte in discussione al Senato rischiano di alterare gli equilibri tra i pur legittimi interessi particolari e privati e l’esigenza di tutela ambientale e di corretta gestione del patrimonio naturale che i parchi rappresentano. Non è un caso che, con l’alibi del controllo della fauna selvatica, si cerchi di aprire la porta all'attività venatoria nelle aree protette, stravolgendone completamente l’impostazione culturale. Un intervento sul sistema delle aree protette in Italia non dovrebbe prescindere dal riconoscimento del ruolo fondamentale dei parchi e dal ripristino di adeguate risorse economiche, mentre i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, non hanno fatto altro che apportare continui tagli, mettendo a rischio la funzionalità, se non proprio la sopravvivenza, degli enti parco.
Il Movimento Cinque Stelle farà il possibile per impedire che passi la “controriforma” della legge sui parchi e si batterà sia al Senato sia alla Camera per mantenere – e se possibile rafforzare – un quadro normativo che faccia della tutela dell’ambiente, come confermato da numerose sentenze della Corte Costituzionale, un valore prevalente.

Commissione Ambiente e Commissione Agricoltura M5S Camera e Senato. 
Angelo Tofalo, Mirko Busto, Federica Daga, Claudia Mannino, Massimo De Rosa, Alberto Zolezzi, Samuele Segoni, Loredana Lupo,