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mercoledì 28 agosto 2013

Alessandro Di Battista M5S sulla SIRIA


Qualche mese, dopo la rielezione di Obama, scrissi questo articolo.

Oggi, in prossimita' di un indecente attacco in Siria (un attacco che puzza di Iraq e di Imperialismo) mi sento di ricondividerlo. 

"Non riesco a capire i perché di tanto eccitamento per la rielezione di Obama. Non so davvero come leggerlo. Cosa è cambiato nelle nostre vite, di noi europei, negli ultimi quattro anni? Cosa ha fatto Obama per me? Lo ammetto, quattro anni fa vidi con enorme speranza l’elezione a “uomo più potente del pianeta” di un afro-americano che aveva lottato per i diritti dei neri, la cui nonna viveva in uno sperduto villaggio in Kenya, che sembrava capace di rinnovare una politica internazionale basata sul sangue, sulle ingiustizie e sull’imperialismo. Sì, tifavo per lui, iniziai a farlo durante le primarie perché mi auguravo la rottura del binomio Bush-Clinton che da sedici anni governava le sorti degli Stati Uniti. Ma oggi guardo alle presidenziali USA con totale distacco. Non sono nordamericano, sono europeo e ho passato gran parte dei miei ultimi quattro anni in America Latina. Cosa è cambiato in Sud America durante il primo governo Obama? Nulla! La Monsanto, forte dei TLC, i trattati di libero commercio imposti da Bush e mai ridiscussi da Obama, continua a invadere il mercato centro-americano con derrate di mais transgenico a bassissimo costo che distruggono l’economia contadina (Don Lorenzo Milani scriveva che “non c’è giustizia più ingiusta che fare parti uguali tra diseguali”) la CIA detta ancora le agende politiche di paesi come Guatemala, Messico, Colombia e Cile. Honduras e Paraguay hanno subito due colpi di stato piuttosto graditi alle lobbies nordamericane. La droga circola da sud a nord, e i dollari compiono il percorso inverso, come negli anni di Bush. Obama non ha mai voluto mettere seriamente in discussione i risultati delle politiche repressive USA in materia di narcotraffico e le ragioni sono evidenti. Il narcotraffico in Latino America, così come in passato lo spauracchio comunista in Europa o, in Medio Oriente, il fondamentalismo islamico, sono pretesti per mantenere una forte presenza militare USA nei paesi dell’impero. Morales se ne è accorto e ha cacciato la DEA (Drug Enforcement Administration), l’agenzia federale antidroga statunitense dalla Bolivia. Nell’ultimo vertice delle Americhe di Cartagena de Indias Obama ha ribadito che la legalizzazione della droga non è la risposta contro il narcotraffico. In realtà potrebbe esserlo ma anche qui sono le lobbies ad opporsi. Gli Stati Uniti sono tutt’oggi il primo paese consumatore al mondo di coca e il paese che vende più armi agli stessi gruppi di narcos (in Messico i narcos possiedono batterie antiaeree). La Chiquita Brands International continua ad avere rapporti ambigui con i gruppi paramilitari colombiani, quelli riorganizzatisi nelle BACRIM (Bande Criminali Emergenti). L’Illigal Reform and Immigrant Responsability Act, una legge che dal 1996 prevede la deportazione nei paesi di origine di giovani centro-americani sospettati di appartenere alle gang di strada non è stata minimamente modificata. Questa legge è alla base della proliferazione delle bande di quartiere, le pandillas o maras che terrorizzano le popolazioni del Triangolo Nord (Guate, Honduras e El Salvador). Ancora oggi, quotidianamente a Ciudad de Guatemala, Tegucigalpa o San Salvador atterrano aerei provenienti dagli USA stracolmi di delinquenti con bandane in testa pronti a invadere i mercati criminali centro-americani. Due anni fa in Amazzonia, quando facevo ricerche sulla multinazionale Cargill mi sentivo dire «occhio a fare troppe domande che qualcuno potrebbe farti fuori», esattamente come succedeva ai tempi di Bush. Qualsiasi progetto di riforma agraria, di sovranità alimentare, politica ed energetica è stato puntualmente ostacolato dal capitalismo nordamericano anche negli ultimi quattro anni. Questo succede in America Latina ma in Medio Oriente è cambiato qualcosa? In Afghanistan donne, vecchi e bambini continuano a morire come mosche per ragioni incomprensibili. La gestione del caso Bin Laden, giustiziato e buttato nell’oceano nel giro di 24 ore è uno schiaffo per chi crede che i diritti umani, essendo umani e quindi universali, vadano applicati non a seconda della presunta cattiveria o bontà degli individui. Le rivoluzioni arabe, alle quali guardavo con favore, sono state pilotate dall’intervento NATO che ne ha cambiato i verdetti. E in Africa cosa è successo? Nel 2008 lavoravo in Congo, l’aspettativa di vita era 50 anni, uguale a quella di oggi, e avviene lo stesso in Ciad, in Swaziland, nella Guinea Bissau. Nell’Africa sub-sahariana ancora si muore di diarrea, come quattro anni fa e in USA si continua a investire cifre incredibili nelle armamenti. Non sono nordamericano, se lo fossi stato non avrei avuto dubbi, avrei votato per Obama, ma sono europeo e ho parte del mio cuore in America Latina e parte nell’Africa nera, per questo non posso esultare per l’elezione di un Presidente che, per ottenere il via libera ad alcune riforme in patria (anche questa sarebbe il caso di analizzarle in maniera approfondita) ha garantito a chi gli soffia sul collo una politica di continuità in ambito internazionale. Noi europei siamo quell’ambito internazionale, siamo i paesi dell’impero nordamericano, sottostiamo alle scelte economiche e finanziare di Wall Street e ancora subiamo un fascino culturale a stelle e strisce, altrimenti non si spiegherebbe l’esaltazione di Obama. La realtà è che Obama non è l’uomo più potente del mondo, ci sono gruppi industriali e finanziari, spesso molto vicini al crimine organizzato, più forti di lui. Spero che sia capace di contrastarli per il bene della collettività, sia a livello nazionale che internazionale. Fino ad oggi non lo ha fatto adeguatamente. Spero anche che il popolo italiano inizi ad informarsi maggiormente, la smetta di parlare per slogan, di gridare «Yes We can», di eccitarsi per microscopici cambiamenti quando, oggi come mai, abbiamo la possibilità di prendere davvero in mano il futuro. Non ci credo più nei Presidenti che cambiano il mondo, credo che il mondo possa essere cambiato solo se il cittadino si fa istituzione" (Alessandro Di Battista)

P.S. Scrive Carlo Sibilia, Segretario Commissione Affari Esteri Camera: "Denunciamo la questione diritti umani in Siria da quando siamo entrati in parlamento e ci sembra non essere stati presi molto in considerazione. Al senato è stata presentata una mozione per rendere operative le direttive di Ginevra 2 e per non dare nessun tipo di appoggio (sia esso logistico, sia esso militare) a chi volesse intervenire con la forza in Siria. In Medio Oriente si stanno ridefinendo i giochi di potere delle superpoteze Russia, USA e Cina, basando i propri interessi su posizioni logistiche, economiche ed energetiche. La regia passa sopra le teste dei cittadini un po' come è accaduto in Italia nel periodo stragista. Diritti umani e civili impunemente violati. Nessuna istituzione internazionale riesce a funzionare da argine. E l'Italia sta a guardare, ancora una volta in balia di decisioni non nostre