Sulle
mie pagine, devo dire contrariamente a molte altre, ho la fortuna di
leggere le opinioni di tante persone con un sano e robusto senso della
critica. Intendo la critica più sana, quella costruttiva, quella che mi
fa capire che esistono molti cittadini impegnati e seriamente
preoccupati della mia efficacia in Parlamento e di come la penso.
Nella posizione in cui sono, per il carico di lavoro e responsabilità
che porto, è molto facile cedere alla tentazione di leggere solo i
complimenti e cassare le critiche come inopportune. Ebbene io mi sforzo
di prendere nuova energia da chi mi appoggia, ma anche suggerimenti da
chi mi critica e questa mia pagina su Facebook è preziosissima per
entrambe le risorse.
Ieri ho voluto stimolare tanto i miei sostenitori, quanto i miei detrattori, su un argomento che mi preoccupa molto.
Ho postato "Fuori lo stato dal mio negozio", lo slogan di Roberto
Corsi, il negoziante che ha deciso di non battere più scontrini, senza
apporvi alcun filtro e l'ho fatto in questa modalità per ottenere un
feedback più diretto possibile.
Una piccola provocazione, lo ammetto, ma che ha dato i suoi frutti.
L'argomento e il linguaggio di Corsi stanno girando velocemente in rete (e non solo) per la drammatica attualità del problema.
Non è un mistero per nessuno e anche senza statistiche, girando
semplicemente a piedi la propria città, si può constatare di persona
quante attività stiano chiudendo. Siamo dentro una macchina che consuma
troppo e la lancetta che indica il livello del carburante scende a vista
d'occhio. Riusciremo ad arrivare alla fine del viaggio?
Io conosco bene le mie responsabilità e non incito certo a non pagare le tasse.
Però la domanda che faccio qui e adesso è: le tasse sono veramente lecite fino all'autodistruzione?
Sono in Parlamento, posso toccare con mano l'attenzione usata dalle
altre forze politiche a proposito di questo problema e vi posso
garantire che è prossima allo zero.
Senza effettive modifiche
ed una volta che la forza contributiva delle piccole imprese sarà stata
azzerata, le tasse che saranno riusciti a pagare tutti saranno state
sufficienti a rimettere il Paese in carreggiata?
Sotto il post
di ieri ho letto molte considerazioni che, giustamente, spiegavano
perché bisogna pagare le tasse, ma quello che serve è una forma di
pressione diversa verso chi non usa al meglio le tasse che paghiamo. Mi
spiego meglio.
Ho letto moltissimi "voi del Movimento", questo
implica che chi li ha scritti abbia votato altro (almeno lo spero) e
dunque dovrebbe mettere altrettanta passione nel comunicare al proprio
partito che è ora di smetterla di curare degli assurdi privilegi e
dedicarsi seriamente alla parte più esposta di questo paese.
Lasciando perdere gli attacchi strumentali che, comunque, fanno parte
del gioco e impressionano molto meno di quanto vorrebbero, chi si è
sentito di criticarmi per vero spirito civico sa bene che oggi i Partiti
hanno l'unico ruolo di fabbricare carriere.
Ognuno di voi
informandosi sulla propria realtà locale può constatare di persona come
con il giochino delle partecipate si siano create poltrone a carica
politica tutte pagate profumatamente al di là dei risultati prodotti e
queste sono cose che non si possono toccare.
Favorire chi produce debito e stremare chi paga le tasse.
E' questo che vogliamo?
Io, lo ripeto, non invito a non pagare le tasse.
La mia storia personale e tutte le battaglie in cui mi sono impegnata
in questi anni lo dimostrano, ma invito tutti ad una riflessione: Corsi
avrebbe potuto dire quello che ha detto e fare quello che ha fatto
trovando eco e sostenitori se la situazione non fosse realmente tragica e
senza prospettive?
P.S.
Il post in oggetto mi ha dato
anche l'opportunità di fare un'altra riflessione. La potenza mediatica
di un social network come Facebook è sommariamente dispersa
dall'approssimazione dello stimolo. E' come sparare con un cannone ad
una monetina, si producono incalcolabili danni collaterali. Dunque, da
questa settimana proverò a partire con un nuovo esperimento proprio qui
su questa pagina e sul mio blog, cercando di dare un quadro organico, in
più puntate, entrando nel merito delle questioni e circostanziando le
notizie, per far capire ancor meglio come questo Governo sta prendendo
in giro i cittadini.
Il mio ruolo innegabilmente mi concede una
postazione di osservazione privilegiata e da qui posso vedere bene le
conseguenze delle decisioni prese; il singolo spot disperde questa parte
importante dell'informazione.
Dunque... mi perdonino gli amanti delle foto dei gattini, ma ci sarà da leggere.
Nella posizione in cui sono, per il carico di lavoro e responsabilità
che porto, è molto facile cedere alla tentazione di leggere solo i
complimenti e cassare le critiche come inopportune. Ebbene io mi sforzo
di prendere nuova energia da chi mi appoggia, ma anche suggerimenti da
chi mi critica e questa mia pagina su Facebook è preziosissima per
entrambe le risorse.