ATTACCO RESPINTO PER MANIFESTA INCOMPETENZA (Cronaca di una toppa annunciata)

Nell’edizione odierna di Repubblica-Roma c’è un articolo,
probabilmente dettato da un ufficio stampa genuflesso, ricco di
imprecisioni e di parole diffamatorie, scritto senza verificare le fonti
e la veridicità delle informazioni : il consigliere Vincenzi del PD,
forse esausto dal cercare modi per non rispondere alle responsabilità
legali del suo capo in merito ad assunzioni non limpide, ha deciso di
depositare un’interrogazione contro il gruppo legale del M5S, sulla
scorta di un ipotetico conflitto di interessi tra i nostri avvocati e le
denunce da loro depositate contro alcuni atti della Giunta Zingaretti e
del consiglio regionale.
Il nostro lavoro in regione passa spesso per le carte bollate, unica
strada in mano ad un’opposizione esautorata da una maggioranza
arrogante, carte che pubblichiamo sulla nostra pagina web e che sono a
disposizione di tutti, anche dei giornalisti di Repubblica.
Evidentemente nel PD tutta questa trasparenza disorienta, quindi il
capogruppo Vincenzi, un po’ offuscato e non abituato al ruolo del
denunciante, ha dichiarato al giornalista che esisterebbe un “palese
conflitto d’interessi, visto che Morricone e Canali non potrebbero, per
legge, patrocinare ricorsi contro la Regione di cui sono dipendenti».
Peccato che Morricone non sia dipendente del Consiglio Regionale, ma
consulente a Partita Iva del gruppo M5S e che Canali, contrariamente a
quanto affermato da Vincenzi, abbia firmato solo il ricorso al TAR,
molti giorni prima di venire assunto dal gruppo. Contrariamente a quanto
riferito da Vincenzi, lo staff del gruppo consiliare non è dipendente
pubblico quindi non sussiste nessun’ipotesi di conflitto d’interesse.
Ovviamente ci riserviamo di intraprendere nelle sedi competenti le
dovute azioni legali per l’accaduto, chiederemo la rettifica, come per
legge, dell’articolo in questione, pubblicato su quelle stesse pagine
che solitamente sono sorde alle nostre azioni, forse per il troppo
fascino subito dal fratello del commissario televisivo.
Purtroppo questo è lo stato di certa informazione italiana e questo è
il modus operandi di un sistema politico che si vede costretto
all’angolo dalla legge e che, quando affrontato a viso aperto e con il
codice in mano come nel caso Sterpa (di cui Repubblica quasi non ha fatto menzione) risponde con la stessa agilità di un tonno nella camera della morte.
Noi continueremo a fare quel che facciamo, nell’aula del consiglio e,
se non ascoltati, nelle aule di tribunale, perché questo è quello che
ci hanno chiesto i nostri elettori e quello che ci obbliga a fare il
nostro senso civico, con la speranza che Vincenzi, o chi per lui, la
prossima volta perdano tempo a consultare i documenti e verificare le
date, sarebbe un piccolo passo verso la loro salvezza ed un gesto di
rispetto anche verso i propri elettori.