I giornalai stanno montando un nuovo caso per delegittimare il nostro lavoro. Dopo dirette streaming, diarie e scontrini, parte l’invenzione “parentopoli a cinque stelle” in riferimento ai nostri collaboratori personali. Si dice addirittura che avremmo raccolto ad aprile 17.000 curricula senza guardarli.
Cominciamo a dare informazioni corrette: da una parte ci sono i collaboratori del GRUPPO politico cioè le persone che fanno parte dell’ufficio legislativo, ufficio comunicazione, segreteria amministrativa, segreteria generale e revisore dei conti. Per individuare queste figure professionali noi avevamo chiesto di inviarci i curricula.
Altra cosa sono i collaboratori dei SINGOLI parlamentari, i quali sono stati volgarmente chiamati per anni “portaborse”.
Per quanto mi riguarda, ho due collaboratori assunti con regolare contratto depositato alla Camera. La prima, Monica Vianello, padovana, assunta a fine aprile, laureata in giurisprudenza con un cv idoneo al ruolo che cercavo. Per ridurre i costi di soggiorno a Roma, abbiamo preso lo stesso appartamento.
Il secondo, Mario Capone, salernitano, anche lui laureato in giurisprudenza , assunto a settembre perché avevo bisogno di una persona in più visti i miei incarichi in Commissione Giustizia, Commissione Antimafia e Giunta per le Elezioni.
Specifico che assumere parenti è vietato per legge quindi non capisco la ratio delle polemiche di questi giorni. Mi chiedo, infine, se lo stesso giusto controllo effettuato dalla stampa nei nostri confronti sarà utilizzato con lo stesso rigore (soprattutto per verificare la tipologia dei contratti) verso i collaboratori degli altri partiti politici.
Attendiamo fiduciosi. Nel frattempo, indagheremo anche noi.