"Condizionalità macroeconomica"? Ultima fregatura targata UE
Ecco l'Europa che se ne frega della crescita e che punisce chi resta indietro. L'Ue che parla tedesco, o al limite olandese, che non tiene conto delle specificità territoriali e che pensa che persino Catanzaro, Coimbra o Merida siano o debbano entrare in provincia di Francoforte.
Il bilancio dei prossimi sette anni pecca già di per sé a causa della scarsa ambizione e dell'angusta visione. Nel Qfp (Quadro finanziario pluriennale) 2014-2020, infatti, la dotazione della politica di coesione è scesa a 325 miliardi. Ma, come se non bastasse, nel nuovo regolamento per i fondi comunitari - dopo oltre un anno e circa 70 incontri negoziali tra i burocrati dell'Unione - si è deciso di inserire una fregatura dal nome astruso: 'condizionalità macroeconomica'.
Cosa vuol dire?
In pratica, il rubinetto delle risorse europee destinate alle Regioni, unico volano per la ripresa economica (soprattutto in alcune aree), potrebbe chiudersi non per colpa delle Regioni stesse, magari per una cattiva gestione della spesa. No. L'Europa potrebbe stringere i cordoni solo perché lo Stato membro non rispetta gli indicatori economici del famigerato Fiscal compact.
E pensare che i fondi Ue possono favorire investimenti per la crescita e l'occupazione. Che senso ha scaricare sulle Regioni responsabilità che non sono loro? E poi è abbastanza naturale che molte delle aree più bisognose siano quelle dei Paesi più in difficoltà, gli stati membri che il Fiscal compact sta finendo di massacrare. Secondo M5S gli aiuti devono andare dove effettivamente servono.
Oppure la Germania pensa che i soldi debbano restare in Nord Europa?
Il bello è che gli euro-burocrati si vergognano essi stessi di quello che decidono. E sulla 'condizionalità macroeconomica' il commissario Ue per la politica regionale, Johannes Hahn, spiega: "È uno strumento importante ma spero resti solo teorico. Sono fiducioso che non venga usato".
Ecco, tirano il sasso e nascondono la mano. Prima ti mettono le tagliole e poi ti dicono: "Speriamo tu non ci cada dentro". Abbiamo proprio bisogno di questa Europa?