Testo integrale dell’intervento di fine seduta del 19.11.2013 che riprende l’articolo di Paolo Biondani apparso sul settimanale l’Espresso n. 46 del 21.11.2013 a pag. 46
E’ di questi giorni la notizia che è stata finalmente scoperta quella che potremmo definire la “tangentopoli veneta”: un giro di tangenti, di spionaggi, e di spartizione di soldi pubblici che i cittadini e i comitati veneti denunciavano da anni. Un vero e proprio contesto eversivo e mafioso che si è creato, negli anni, attorno alle grandi commesse del Veneto.
Al centro delle indagini e della situazione di illegalità diffusa c’è il MOSE: la più grande opera pubblica italiana che dopo più di trent’anni non è ancora in funzione e che anche quando lo sarà probabilmente non servirà a proteggere venezia dall’acqua alta. Con i suoi 5 miliardi di euro e le sue regole speciali, il MOSE costituisce una delle commesse più appetibili e cospicue di tutto il Paese.
Gran parte delle indagini sono per ora segrete, ma il quadro disegnato dalle prime confessioni è già chiaro: un primo troncone dell’indagine punta a scoprire un network di pubblici ufficiali sospettati di aver messo in vendita un servizio illegale di protezione dalle inchieste giudiziarie.
Già in settembre era stato arrestato il vicequestore bolognese Giovanni Preziosa, accusato di aver intascato circa 160 mila euro per spiare le indagini venete. Ma ora i PM hanno appurato che a libro paga della cupola degli appalti veneti ci sono anche una serie di funzionari di varie forze di polizia, tra i quali un generale della guardia di finanza ex agente segreto, sospettato di essersi fatto consegnare almeno mezzo milione di euro in contanti e in grado di spiare procure, allertare gli intercettati, falsificare o far sparire documenti compromettenti e trafugare atti giudiziari.
I costi e i rischi di una corruzione di tale livello si spiegano con l’importanza del movente: impedire ai magistrati di scoprire un colossale sistema di malaffare gestito da un cartello di aziende collegate alla politica.
A quanto pare il sistema delle grandi opere inutili del veneto, tra le quali spicca il MOSE, è diventato una monumentale fabbrica di denaro nero. I soldi ce li mette lo stato, che ha già garantito ben 5 miliardi e 496 milioni di Euro. Questa marea di denaro pubblico entra nelle casse di un soggetto privato, il Consorzio Venezia Nuova, dell’Ingegner Mazzacuratti arrestato a luglio scorso assieme ad altre 14 persone. Il consorzio venezia nuova ha la concessione a gestire tutti gli appalti senza gara, senza concorrenza, senza alcun confronto tra costi e progetti alternativi; perciò il Consorzio incassa i soldi dallo Stato e li distribuisce ad un gruppo di fortunatissime aziende private che grazie a questo sistema sono diventate sempre più ricche e potenti. In cambio di quei lavori, i piccoli devono girare allo staff del consorzio una percentuale di nero, il tutto con il contributo della politica.
Le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato, ipotizzano pertanto gravi reati a suo carico quali azioni di corruzione e concussione.
E’ di tutta evidenza come attorno alle grandi commesse del Veneto si stia generando un contesto eversivo e mafioso che non può più essere ignorato. Bisogna avere il coraggio di raccogliere, a livello politico e sociale, l’allarme a suo tempo lanciato dai cittadini e dai comitati veneti, mettendo in campo concrete iniziative di contrasto a tali pratiche illegali.
E ricordiamo che tra i più importanti sostenitori (sponsor) istituzionali del duo Baita-Mazzacuratti ci sono l’assessore regionale Chisso e l’ex Presidente delka regione veneto, oggi parlamentare, Galan, quest’ultimo fervido difensore, per sua stessa ammissione, delle capacità imprenditoriali del manager del gruppo Mantovani.
Data la gravità della situazione che sta interessando la Regione Veneto, appare quanto mai urgente un immediato intervento del Governo e del Parlamento, attraverso la predisposizione di indagini ministeriali ad hoc, o il coinvolgimento di una apposita Commissione parlamentare di inchiesta e di quella antimafia,per smantellare il sistema eversivo venutosi a creare intorno al sistema delle grandi commesse pubbliche del Veneto e fare chiarezza sul sistema di corruzione in questa Regione. Mi appello alle forze responsabili presenti in Parlamento affinché si dia un segnale chiaro che vada nella direzione della legalità, a difesa dei cittadini.