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lunedì 23 settembre 2013

LE CONFESSIONI DI SCALFAROTTO (PD)

"Il fatto è che la maggioranza PD-SEL-M5S non c’è. Se ci fosse stata, avremmo un governo con quella maggioranza. Ti dirò di più: non c’era una maggioranza siffatta nemmeno sulla legge contro l’omofobia. Come sai non era una legge semplice da approvare. Ci si è provato per decenni, senza cavare un ragno dal buco. L’Italia, non a caso, era fino a giovedì scorso l’unico paese del mondo occidentale in cui nessuna legge (read my lips: nessuna legge, zero) per le persone LGBT era mai stata approvata.
Provare a votare una legge così – per di più a scrutinio segreto – solo con M5S e SEL
avrebbe voluto dire metterla seriamente a rischio. Perché, per esempio, i cattolici del PD sarebbero stati messi in un angolo dal voto compatto dei cattolici di Scelta Civica (UDC) e PdL contro la legge e forse non avemmo portato a casa tutti i voti del PD.
Perché poi, in secondo luogo, una cosa è il PdL che si stacca dalla maggioranza con PD e Scelta Civica (come è successo), una cosa è che il PD a lasciare la maggioranza con PdL e Scelta civica. Se fosse stato il PD a mettere in fibrillazione la maggioranza, non so come molti deputati avrebbero scelto di comportarsi. Non mi è sembrata un’idea molto intelligente dal punto di vista del risultato finale, mettere i parlamentari nella situazione di scegliere a scrutinio segreto tra la legge sull’omofobia e la tenuta del governo proprio nel giorno successivo il videomessaggio berlusconiano.
Avremo comunque una controprova. Il mio amico Sergio Lo Giudice è al Senato e già annuncia che modificherà la legge con i soli voti di M5S e Scelta civica. Gli auguro di tutto cuore di farcela e spero che ci rimandino in seconda lettura alla Camera una legge migliore della nostra, ma pur sempre viva e vegeta come l’hanno ricevuta da noi. Che non sia l’ennesima meravigliosa battaglia persa della sinistra italiana che, da Livorno 1921 alle scorse elezioni politiche, continua a perseguire caparbia la purezza dei suoi principi, e alla fine non porta a casa mai niente.

Ivan Scalfarotto"

Ragazzi, più chiaro di così, è proprio lui che lo ammette spudoratamente:

1) il Pd di fatto non esiste e litiga con se stesso costantemente (avevo credo 10 anni quando sentivo mio padre lamentarsi della "sinistra eternamente spaccata", ne sono passati 18 ma il Pd mantiene salde le tradizioni);
lo dimostra anche la contrapposizione tra lui e il senatore Lo Giudice (incredibilmente sempre PD), un tempo non lontano entrambi facevano la ramanzina a noi rei di non capire niente di strategie, di non avere fatto il governo con loro (ahahahahah! Dopo questo bel comportamento adesso si che facciamo il governo con loro!) e di "pezzi del puzzle". 
Ci dicevano, insieme a Zan (Sel), che "nessuno di noi può essere sicuro di ciò che vota il proprio vicino" alludendo al fatto che gli omofobi ci sono ovunque quindi anche da noi. S'è visto.

"Ora non è che siccome il Pd ha certi problemi dobbiamo averli tutti eh!" Sono scoppiati a riderci in faccia.

2) Il Pdl comanda. Prima ci avevano raccontato la storiella dell'unanimità del parlamento per nascondere il fatto che il Pd è spaccato (nascondere: ahahahahah!) quindi oltre i nostri voti e quelli di Sel servivano anche quelli del Pdl, da qui il declino della proposta di legge. Oltre al fatto che Scalfarotto temo fosse davvero convinto che la legge sull'omofobia avrebbe potuto mettere a rischio la tenuta del governo. S'è visto anche questo.
Non si capisce ancora perchè però una volta che il Pdl si è "distaccato" hanno preferito trovare il compromesso con Scelta Civica pur di non farlo con noi. Ah già, parte del Pd è più da Scelta Civica effettivamente, giusto!

3) La cecità. Si preferisce arrampicarsi sugli specchi piuttosto che ammettere di avere realizzato una norma pericolosa che -incrociamo tutti le dita - possa essere salvata in Senato.
"Meglio questo che niente". Strano, la comunità lgbt dice "Meglio niente che questo", e tra chi ha richiesto privilegi per sé e il proprio compagno in quanto deputato e tra chi vive ogni giorno i disagi dell'essere lgbt in Italia io non ho dubbi su chi merita la mia considerazione e, soprattutto, dedizione.

Che il senatore Lo Giudice sia più coraggioso e coerente innanzitutto con se stesso! Forza Senato!
Giulia Di Vita M5S