- L’Ufficio di Presidenza della Camera dice no al tetto agli stipendi d’oro e al limite di durata degli incarichi apicali che ho proposto con Luigi Di Maio e Claudia Mannino. La presidente Laura Boldrini si assume così la responsabilità di difendere a spada tratta privilegi inaccettabili impedendo, in modo del tutto arbitrario, l’introduzione dei principi sacrosanti di equità e trasparenza.Nel quadro di una più ampia operazione di riforma del bilancio della Camera il Movimento 5 Stelle ha chiesto, con due ordini del giorno in Ufficio di Presidenza, di adeguare le condizioni retributive e contrattuali di Montecitorio al resto del mondo. Ovvero, di avvicinare semplicemente la disciplina vigente nello Stato libero di Montecitorio a quella prevista dalla disciplina di diritto comune. Abbiamo proposto, quindi, di introdurre il limite alle retribuzioni già previsto per tutta la pubblica amministrazione, in modo da porre un freno ai trattamenti economici di cui godono i dirigenti della Camera.Ma l’ufficio di presidenza ha detto no e quindi, ad esempio, il Segretario generale continuerà a percepire circa 600mila euro ogni anno per un mandato sostanzialmente vitalizio, caso unico nella pubblica amministrazione. E’ una sorta di Cardinale Richelieu delle istituzioni. Per questo, a nome del M5S abbiamo chiesto di porre un limite temporale alla durata dell’incarico e di prevedere procedure comparative e competitive per la sua attribuzione.Con la complicità della corte dei partiti di centro, destra e sinistra, l’Ufficio di Presidenza ha respinto le nostre istanze, alimentando di fatto il sistema di potere aristocratico e affiliazione politica su cui si regge la Camera.
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