I partiti sono morti! L’idea stessa di partito è uno zombie che si aggira tra le testate giornalistiche ma non trova nessun riscontro nella volontà popolare. La gente si è stancata di osannare un simbolo e uno slogan vuoti, che cambiano ad ogni nuovo scandalo ma includono le stesse facce e gli stessi ipocriti sorrisi rassicuranti. La gente si è stancata del ridicolo teatrino tra Alfano e Berlusconi o tra Renzi e Cuperlo.
Ieri sera ero in piazza a Caltanissetta e tra tanti applausi convinti e qualche faccia perplessa ho paragonato la struttura dei partiti moderni a quella delle cosche mafiose. Guardate bene ciò che accade ogni giorno in Parlamento, davvero trovate differenze? I “picciotti” siedono lì tutt’intorno al M5S, pensano di essere sempre nel giusto e non si chiedono mai cosa stanno facendo perché così li hanno addestrati, è il giuramento. Un po’ più in alto negli scranni c’è il “palo”, colui che controlla che tutto fili liscio e alza il dito per indicare ai picciotti che stanno andando bene. Di tanto in tanto capita di vedere anche il “capobastone”, lui ama non frequentare spesso le aule ma si manifesta con forza ogni volta che si apre una crepa nel gruppo, una sua parola vale uno scranno, guai a non ascoltarlo. Fuori dall’aula ma sempre mediaticamente presenti ci sono i “capi”: gli Epifani i Berlusconi i Vendola e i Bossi, quelli che insieme formano la “cupola”, quelli che ridono degli affari che si possono fare con le ricostruzioni mentre l’Aquila seppellisce i suoi figli o si rendono sempre disponibili per gli amici dell’ILVA responsabili diretti della morte di migliaia di persone.
La cupola ha una congenita capacità di rigenerarsi, cambia la coalizione, sceglie un nuovo volto, un tecnico oggi e un giovane Fonzie domani, l’importante è che gli ordini arrivino sempre da lì. Ci sono sempre gli stessi amici a finanziare l’operazione e le televisioni e la finanza internazionale a rendere possibile l’impossibile.
Ogni giorno scoppia uno scandalo, la magistratura diventa di destra o di sinistra in base al “perseguitato” di turno, nessuno che s’interroghi se non sia il sistema ad essere omogeneo nella criminalità e la magistratura l’unico avversario reale.
Un tempo la destra chiedeva a gran voce una riforma per la “certezza della pena”, ora non la chiede più perché deve salvare Berlusconi, la sinistra era contro la guerra, in difesa dei lavoratori e delle minoranze in difficoltà, oggi compra cacciabombardieri, finanzia l’Afghanistan e sacrifica i diritti LGBT all’altare delle larghe intese.
A ogni tornata elettorale però tutti riacquistano la loro identità, l’unica che ancora gli garantisce dei voti tra i nostalgici. SEL si coalizza col PD (altrimenti non supererebbe lo sbarramento elettorale) per poi passare all’opposizione, poltrone in cambio del non disturbare la maggioranza. La Lega e Fratelli d’Italia ripudiano Berlusconi ma dentro le aule non si sognerebbero mai di osteggiarlo. Scelta Civica sogna il cambiamento europeista ma è così impastata di democrazia cristiana che siede comodamente al tavolo delle larghe intese.
Insomma il Parlamento è un locale di drag queens, esperti trasformisti pronti a prendere le sembianze gradite a chi li paga.
Noi dobbiamo scardinare queste strutture, dobbiamo combatterle con tutta la nostra forza.
Dobbiamo comprendere una volta e per tutte che “berlusconiani”, “diversamente berlusconiani”, “alfaniani”, “d’alemiani”, “renziani”, "montani", “bersaniani”, “cuperliani” o “vendoliani” sono tutti esattamente la stessa cosa. Espressione putrida del potere. Cancro del Paese.
Scardinate queste logiche stantie sarà naturale guardare al Paese con gli occhi di chi vuole il cambiamento e lo cerca nell’unica forza politica che non siede ai tavoli della cupola perché della cupola vuole disfarsi, sarà naturale guardare al Paese con gli occhi del MoVimento 5 Stelle.
Per farlo iniziamo da noi stessi, raccontiamo ai nostri cari questi semplici concetti e piantiamo il seme della verità nei nostri conoscenti più duri nel debellare le strutture mentali che li condizionano.
Spegnete la TV e accendete il cervello, puntiamo alle stelle e impariamo a volare.
A riveder le stelle *****
Ieri sera ero in piazza a Caltanissetta e tra tanti applausi convinti e qualche faccia perplessa ho paragonato la struttura dei partiti moderni a quella delle cosche mafiose. Guardate bene ciò che accade ogni giorno in Parlamento, davvero trovate differenze? I “picciotti” siedono lì tutt’intorno al M5S, pensano di essere sempre nel giusto e non si chiedono mai cosa stanno facendo perché così li hanno addestrati, è il giuramento. Un po’ più in alto negli scranni c’è il “palo”, colui che controlla che tutto fili liscio e alza il dito per indicare ai picciotti che stanno andando bene. Di tanto in tanto capita di vedere anche il “capobastone”, lui ama non frequentare spesso le aule ma si manifesta con forza ogni volta che si apre una crepa nel gruppo, una sua parola vale uno scranno, guai a non ascoltarlo. Fuori dall’aula ma sempre mediaticamente presenti ci sono i “capi”: gli Epifani i Berlusconi i Vendola e i Bossi, quelli che insieme formano la “cupola”, quelli che ridono degli affari che si possono fare con le ricostruzioni mentre l’Aquila seppellisce i suoi figli o si rendono sempre disponibili per gli amici dell’ILVA responsabili diretti della morte di migliaia di persone.
La cupola ha una congenita capacità di rigenerarsi, cambia la coalizione, sceglie un nuovo volto, un tecnico oggi e un giovane Fonzie domani, l’importante è che gli ordini arrivino sempre da lì. Ci sono sempre gli stessi amici a finanziare l’operazione e le televisioni e la finanza internazionale a rendere possibile l’impossibile.
Ogni giorno scoppia uno scandalo, la magistratura diventa di destra o di sinistra in base al “perseguitato” di turno, nessuno che s’interroghi se non sia il sistema ad essere omogeneo nella criminalità e la magistratura l’unico avversario reale.
Un tempo la destra chiedeva a gran voce una riforma per la “certezza della pena”, ora non la chiede più perché deve salvare Berlusconi, la sinistra era contro la guerra, in difesa dei lavoratori e delle minoranze in difficoltà, oggi compra cacciabombardieri, finanzia l’Afghanistan e sacrifica i diritti LGBT all’altare delle larghe intese.
A ogni tornata elettorale però tutti riacquistano la loro identità, l’unica che ancora gli garantisce dei voti tra i nostalgici. SEL si coalizza col PD (altrimenti non supererebbe lo sbarramento elettorale) per poi passare all’opposizione, poltrone in cambio del non disturbare la maggioranza. La Lega e Fratelli d’Italia ripudiano Berlusconi ma dentro le aule non si sognerebbero mai di osteggiarlo. Scelta Civica sogna il cambiamento europeista ma è così impastata di democrazia cristiana che siede comodamente al tavolo delle larghe intese.
Insomma il Parlamento è un locale di drag queens, esperti trasformisti pronti a prendere le sembianze gradite a chi li paga.
Noi dobbiamo scardinare queste strutture, dobbiamo combatterle con tutta la nostra forza.
Dobbiamo comprendere una volta e per tutte che “berlusconiani”, “diversamente berlusconiani”, “alfaniani”, “d’alemiani”, “renziani”, "montani", “bersaniani”, “cuperliani” o “vendoliani” sono tutti esattamente la stessa cosa. Espressione putrida del potere. Cancro del Paese.
Scardinate queste logiche stantie sarà naturale guardare al Paese con gli occhi di chi vuole il cambiamento e lo cerca nell’unica forza politica che non siede ai tavoli della cupola perché della cupola vuole disfarsi, sarà naturale guardare al Paese con gli occhi del MoVimento 5 Stelle.
Per farlo iniziamo da noi stessi, raccontiamo ai nostri cari questi semplici concetti e piantiamo il seme della verità nei nostri conoscenti più duri nel debellare le strutture mentali che li condizionano.
Spegnete la TV e accendete il cervello, puntiamo alle stelle e impariamo a volare.
A riveder le stelle *****
