Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta TELEVISIONE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TELEVISIONE. Mostra tutti i post

mercoledì 20 novembre 2013

Il tempo africano e il tempo della politica @ale_dibattista


Il tempo africano e il tempo della politica

Il tempo africano e il tempo della politica

Ho una teoria sul perché gli africani siano ballerini eccezionali. E’ tutta questione di “tempo”. La musica è un modo per organizzare il tempo, per dargli forma, per dominarlo. Gli africani sanno dominare il tempo meglio di chiunque altro ed è per questo che danzano come divinità. Ho visto spettacoli meravigliosi viaggiando per il mondo. Nel Chocò colombiano, nelle terre garifunadell’Honduras o nei villaggi polverosi del Katanga, bimbetti di 4 anni mi hanno tolto il fiato con le loro movenze. Seppur distanti migliaia di km l’uno dall’altro ballavano allo stesso modo, come se avessero lo stesso coreografo. Gli africani trattano il tempo come un loro suddito, non lo vedono come una categoria che li schiaccia, che gli impone la fretta, la grande malattia che sta uccidendo l’occidente. Se una conferenza è prevista per le 18.00 a che ora inizia in Svizzera? Alle 18.00 in punto. A Milano alle 18.15, a Roma alle 18.30. In Africa inizia quando arriva la gente, se la gente non arriva la conferenza non si fa. E’ la scelta dell’uomo che determina lo svolgersi degli eventi e i loro orari. Si tratta di un modo completamente diverso di ragionare. «A che ora parte il bus?» domandavo nei villaggi del caribecolombiano. «Quando si riempie» mi rispondevano alcuni ragazzi neri dai sorrisi luminosi. Il bus non ha un orario, parte quando si riempie. Dovremmo imparare moltissimo dagli africani. Dovremmo capire che l’unica maniera per cambiare il mondo (e Dio se lo cambieremo) è dominare il tempo, ridurlo a una categoria a nostro servizio. Non ci occupiamo di politica perché non abbiamo il tempo ma non facciamo nulla per averne, preferiamo farci soggiogare dagli eventi, dai doveri spiccioli, dagli sfoghi che crediamo necessari. Ma l’unica nostra necessità, l’unico nostro reale bisogno è la relazione. La relazione viene prima dell’azione, per questo un africano prima di farti fare un lavoro ti offre il caffè e ti tiene ore a parlare di tutto il parentame. Perdita di tempo? Per qualcuno lo è, per me è un investimento. La politica è lo spazio della relazione, lo spazio in cui dominiamo il tempo, in cui pensiamo al futuro e lo facciamo assieme. La politica è la più alta attività che essere umano possa fare. Io ho scelto, coscientemente e liberamente, di investire in tutto ciò. Il tempo non mi fa paura. Vado a cena dagli sconosciuti il lunedì perché la relazione viene prima di ogni cosa. Ho scelto di non andare in TV (oggi mi ha chiamato la Innocenzi invitandomi gentilmente a Servizio Pubblico e io gentilmente ho rifiutato) e di girare tutti i fine settimana l’Italia perché la partecipazione vale più dei voti. Ho scelto una strada. Ho un obiettivo e ce l’ho chiarissimo in testa. Per raggiungerlo ci vuole tempo, costanza e occorre vedere la fretta come un nemico subdolo. Mi rendo conto che l’Italia non ha tempo ma credo altresì che l’assenza di partecipazione politica, causata anche da questo rapporto malsano che abbiamo con il tempo, sia stata la causa principale dello stato attuale delle cose. Quello che sto provando a fare (e con me tanti miei colleghi) oltre a “battagliare” in aula e presentare leggi è dare un contributo per creare coscienza. Questa è la sfida. Se noi cittadini partecipassimo di più alla vita politica (e la TV non crea alcuna partecipazione) riusciremmo a prendere, senza l’intermediazione dei partiti, ogni decisioni. Non sottovalutate l’importanza di tale obiettivo e quanto male possa fare al “sistema”. In fondo Pasolini è stato ammazzato proprio per la sua straordinaria capacità di creare coscienza. Noi valiamo più del tempo e dobbiamo imparare a dominarlo. La piazza, le agorà che facciamo in tutta Italia valgono più di una “comparsata a Ballarò” e la relazione è l’unico modo per poter cambiare. Io ho preso una decisione e non torno indietro. A riveder le stelle! 
P.S. Nonostante una deputata di SEL abbia detto in aula che utilizzo le foto che ho sul profilo per mera propaganda io me ne infischio, vado avanti e la posto ugualmente. Quando nel 2008 ho aperto FB ho messo su questa foto e da quel giorno non l’ho mai più cambiata.
 

domenica 3 novembre 2013

Scalfari vada in TV! @ale_dibattista



Scalfari vada in TV!

Scalfari vada in TV!


Mi dite sempre: “vai a dirle in TV certe cose”. Avete ragione, certe cose per il bene del M5S vanno dette in TV. Scrivete a Scalfari, chiamate la redazione di Repubblica, mandate piccioni viaggiatori ma cercate di persuaderlo affinché le boiate planetarie che è riuscito a sparare nel suo ultimo editoriale le vada a dire in TV. Guadagneremmo il 2% in un giorno. Scalfari, pennivendolo borioso, vendicativo e dalla lucidità ormai traballante, è il classico soprammobile del sistema (non mi accusi di femminismo Direttore), è anche colpa sua se l’Italia è un Paese fallito. Non ha scritto una riga quando venivano approvati MES e Fiscal Compact all’oscuro del popolo italiano, quel popolo che ancora oggi, nonostante gli sfratti senza cuore, le fabbriche che chiudono, la disoccupazione giovanile al 41%, le morti di tumore in Campania, continua a pagare lauti finanziamenti pubblici all’editoria (Repubblica di soldini ne prende tanti ma paga giovani giornalisti pochi euro a pezzo). Scalfari i suoi concetti da giornalista dall’intelligenza timida e meschina dovrebbe spiattellarli in prima serata, persino i più ottenebrati dalla strategia mediatico-massonica contro il M5S si renderebbero conto dell’inconsistenza intellettuale di colui che un tempo credeva nel rinnovamento e ora assomiglia a pezzi di cocci etruschi nelle case di qualche aristocratico romano. Ci hanno lasciato un Paese fallito e i responsabili, più che coloro che l’hanno spolpato, sono quelli che hanno difeso, nascosto, giustificato la spoliazione. Mezzi uomini come lei Direttore! Mai un editoriale sulle pensioni d’oro vero? Troppo populista dire che è intollerabile che vi siano cittadini che percepiscono 90.000 euro di pensione e cittadini che campano con 484 euro al mese? Mai un editoriale sulle bombe sganciate dall’amico yankee in Afghanistan Direttore? Eppure il nostro supporto alla guerra afghana ci è costato più del gettito IMU. Mai una parolina sull’uso ad personam del potere da parte dei potenti vero? Non sia mai! Il suo giornale mi rifiutò un reportage sulle violazioni dei diritti indigeni perpetrate da ENEL GREEN POWER in Guatemala, stavo in mezzo alla selva a supportare popolazioni autoctone millenarie che lottano per il bene comune e per la madre natura. Ho scritto e inviato il materiale al giornale che lei ha fondato Direttore. Nulla, nessuna risposta. Non sia mai che calpestiate qualche merda, vero Direttore? Non sia mai che non arrivino più introiti pubblicitari, vero Direttore? E proprio lei, Direttore, ha il coraggio di parlare di “Dittatura del 5 Stelle”. Il fascismo è una oscenità, ma i fascisti che intimamente detesto maggiormente non sono quelli che, annualmente e anacronisticamente, porgono un fiore sulla tomba di un morto, no, sono coloro che, pur avendone avuto la possibilità, non hanno mai messo in discussione il pensiero dominante. Lei ha paura Direttore, lei non avrebbe mai scritto un editoriale dal titolo “Se vince SEL (o la nuova AN) l’Italia va a rotoli”. Perché? Perché persino quegli scarsi rimasugli della sua arcaica intelligenza le suggeriscono l’inconsistenza di tale opzione. Ma lei sa che possiamo vincere le europee e ha paura. Perché se dovessimo vincere le europee si metterebbe male per Letta, si metterebbe male per chi, lei in primis, ha sponsorizzato l’indecente Governo dell’Inciucio, si metterebbe male per banche e finanza che hanno ridotto all’osso i risparmi dei cittadini. Lei ha paura, e fa bene ad averne. Vada a dire tutto questo in TV, Direttore, un mezzo defunto come quello televisivo è più conforme alla qualità delle sue elucubrazioni.